

SÌ PUÒ…CRESCERE!
La mostra sarà composta dalle tavole originali dei miei ultimi tre recenti albi illustrati La caccia al tesoro di Zazie con il testo di Elena Levi per Clichy, La mia strana vicina con il testo di Gloria Danili per edizioni Corsare e La pianta di Nadia con il testo di Cristina Bellemo per Settenove in uscita proprio nell’autunno del 2026.
Cosa hanno in comune queste storie? Sono le storie di tre bambine e del loro processo di autodeterminazione nel mondo reale adulto, dove si impongono grazie al proprio atteggiamento/indole indipendente e alla loro fiducia nel mondo fantastico e magico (della fantastica).
È proprio questa vita sospesa tra la dimensione reale e l’atteggiamento fantastico dell’infanzia (seconda infanzia) che trasforma questi tre personaggi, ognuno per diverse ragioni, in vera e propria guida dell’adulto disincantato, statico, piantato in una realtà che di fatto gli toglie moltissima libertà di movimento, possibilità (anche di scelta) e pensiero.
Ho sempre fatto fatica a confrontarmi con il processo di crescita e l’ho ostacolato finché ho potuto: ho sofferto moltissimo l’età dello sviluppo e il cambiamento del mio corpo: sono sempre stata una bambina molto riflessiva, vivace e incontenibile ma consapevole del privilegio della condizione in cui ti mette l’infanzia. Ho cercato subito, già tra gli 8 e i 9 anni di capire il passaggio tra la prima, la seconda infanzia e poi l’adolescenza, rimandando, ad un certo punto, il doloroso pensiero di dover accettare questi passaggi: li ho accettati? Chissà.
Quindi al di là di ogni retorica sono fermamente convinta del fatto che i bambini e i giovani in generale, quelli che non si fanno corrompere subito dalla necessità di doversi conformare alla vità adulta e alle sue convenzioni, abbiano davvero moltissimo da insegnare e insegnarci.
La crescita deve per forza essere un percorso verso il “disincanto”? No, SI PUÒ CRESCERE senza mai crescere.
Zazie prende letteralmente per mano l’adulto, perché chiaramente una bambina di 8 anni non può andare in giro da sola per Parigi, ma è lei la vera guida, prende iniziativa, gioca e porta: l’adulto per una volta si mette “a servizio”, facendosi un grosso regalo, una giornata piena di gioco, scoperta e meraviglia (anche solo perché calata nello sguardo di un bambino di fronte all’ordinario!).
Il percorso diventa un gioco, una vera caccia al tesoro dove ho voluto concretizzare, dopo aver letto il testo, una mappa di Parigi fatta e ricomposta dai successivi indizi che si ripresenta ricomposta con lo scotch nell’ultima sguardia del libro.
Sofia, come molti bambini, anche lei ha 8 anni, deve seguire la propria famiglia nel trasloco: non ci è dato sapere quali siano i motivi del trasloco e neanche esattamente dove è diretta la famiglia, ma è chiaro che la storia comincia in una famosissima metropoli, Londra. Cosa cattura l’attenzione di Sofia nella nuova casa, non è tanto l’ambiente domestico o la sua cameretta: ma l’unica insolita, particolare, vicina.
Perchè?Perchè per la mia esperienza i bambini hanno bisogno di essere stimolati e incuriositi, di abituarsi a modelli che non siano modelli e stereotipi, quindi al nuovo al diverso, alla meraviglia. Un testo semplice, ma ricco di sottotesti importanti dove il pregiudizio viene sostituito dalla curiosità, dalla meraviglia e dalla dimensione fantastica che si impone, scansandola e mischiandocisi, in quella reale. E allora questa volta non potevo non citare uno dei miei maestri, Sendak e le sue “Wild things”! Il giardino della misteriosa vicina diventa uno scenario pieno di citazioni naturalistiche e un viaggio importantissimo per Sofia nei meandri della sua immaginazione, della sua reale immaginazione; ma anche della sua indipendenza.
Il libro ci lascia con un finale aperto e sospeso da me voluto (ma assolutamente ispirato dal testo!): la nuova assenza della vicina è reale? La sua partenza nella notte è stato un sogno o immaginazione? E la casa della vicina? Sarà realtà o fantasia o tutte e due? Però Sofia ci fa un gran bene e ci fa crescere adulti migliori.
Nadia è una bimba di 8 anni, che ama le piante ma le vede da lontano, anche in questo caso il desiderio si trasforma in realtà o siamo/guardiamo nella sua immaginazione?
Proprio per questo, Nadia vive in casa La Fleur: tutto doveva essere riconducibile al suo desiderio, così ho scelto un importante scenario liberty di Torino.
Nadia riceve un germoglio per il suo compleanno verdissimo e bellissimo, lo ama, lo cura, è il suo tesoro. Nadia si rifugia in questa nuova migliore amica che diventa il suo specchio, la sua confidente e la sua consolazione. Anche qui ci troviamo di fronte a sottotesti importanti, come la necessità di vivere in una dimensione personale che ci aiuti a resistere e affrontare le rogne della vita, ma anche ad un invito alla cura della natura e della vita, del prendersi cura (non potevano essere quindi le parole di qualcun altro a guidare questo viaggio se non quelle di Cristina Bellemo). Ad un certo punto la pianta di Nadia, bellissima, farà paura agli altri, agli adulti, incompresa e tagliata provocando un dolore grandissimo.
Ecco qui l’intervento adulto inconsapevole della meraviglia che si manifesta di fronte al suo sguardo, la crescita dell’individuo nella purezza del suo personale significato di bello: ancora una bambina e poi una ragazzina ci insegnano a trovare e a guardare la meraviglia soggettiva.
Ringrazio questi tre autori che inconsapevolmente, infilando questi progetti uno dietro l’altro mi hanno permesso di creare e determinare queste tre mie bambine, espressione della mia idea di libertà di infanzia e di magia: Riflettendoci su, ho capito che queste bambine ribelli al sistema, esemplari, racchiudono il mio modello, forse la me bambina che mai è andata via (al massimo va e viene), che mi aiuta ad affrontare la pesantezza delle vicende umane adulte, che mi fa sperare anche nelle situazioni più drammatiche anche a livello storico e globale come quella che stiamo vivendo, in un futuro migliore. Sono rivoluzionarie come Pippi, sono maestre di vita, ci ricordano la semplicità della bellezza, della meraviglia e della fantasia, motori di creatività evolutiva: di questo hanno bisogno gli adulti, di essere davvero guidati da uno sguardo sapiente.
Ericavale Morello





Le rose d’inverno
di Antonello Cassan
Vi racconto brevemente una storia bellissima, di cui sono venuto a conoscenza, per caso.
Conosco un giardino con tante rose, bellissime, di tutti i colori, tipo e provenienza.
Il proprietario ne vanta da sempre la straordinaria bellezza e non ne ha mai raccontato l’eccezionale particolarità. Solo le rose hanno sempre saputo ogni cosa. Tutte hanno sempre tenuto, individualmente, per sé, il segreto. Tutte hanno sempre rispettato e mantenuto così la straordinaria importanza di ciò che erano e di ciò che sapevano.
Nel giardino ci sono rose messe da pochi anni, rose antiche con almeno tre generazioni di vita, rose provenienti da altre storie e altri giardini.
Tutte in comune hanno l’amore di chi le ha accudite e coltivate per generazioni.
Ciascuna di loro ha portato in sé la personalità e i segreti di chi ha amato, riamata e ha regalato, di anno in anno, colore, profumo, bellezza a ogni visitatore.
Fin qui nulla di diverso da qualsiasi giardino o roseto.
La particolarità è questa: alcune delle rose, hanno un nome e un cognome, corrispondono a una persona reale e ne rispecchiano la personalità. Non ci crederete ma è così.
Chi ha la fortuna di poter accudire questo “giardino dell’anima”, ha capito esattamente che ciascuna rosa corrisponde a una persona.
Voi penserete a queste rose come amanti, fidanzate/fidanzati, mogli o mariti. Ebbene non è necessariamente così. Sono rose amate profondamente o sono persone, che per il loro valore hanno lasciato un segno.
Oppure siamo noi specchiati nelle rose.
Il giardiniere parla la loro lingua mentre le accudisce, ricorda episodi, cresce, insieme a loro ne percepisce lo straordinario valore.
Tutte le rose conoscono l’individuo per il quale portano il nome. Non tutte le persone del giardino sanno di avere una rosa che porta il loro nome.
Lascio alla vostra immaginazione la meraviglia di questi equilibri, di queste straordinarie rose con nome e cognome che regalano e si regalano felicità e gioia.
Non ci crederete a fronte di eventi fortemente negativi, alcune muoiono, altre soffrono e non capiscono chi e cosa possa averle turbate tanto.
Il giardiniere non ha mai smesso di parlare a sé stesso e di parlare alle rose, tanto che alcune di loro hanno già dato le prime risposte con nuovi fiori all’inizio dell’inverno.



